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Autismo tra passato,presente e…..

Egr. dott. Parisi,

pochi giorni fa, mi è capitato di leggere online un comunicato dell’Ufficio Stampa dell’Università di Trento che faceva riferimento al disturbo autistico. Poiché ritengo il CIMEC (Centro Interdipartimentale Mente e Cervello) fra le migliori istituzioni che abbiamo nel nostro Paese, specialmente nel fare effettiva ricerca medica nel campo dell’autismo, mi sono affrettato a leggerlo. Così, ho appreso che il Cimec, sotto la guida del Prof. Yuri Bozzi, ha condotto una ricerca, durata cinque anni, che ha indagato sulla correlazione tra l’insorgenza di disturbi dello spettro autistico e fenomeni infiammatori nell’organismo.

Le conclusioni, sebbene provvisorie in quanto la ricerca continua, hanno evidenziato, per la prima volta, come il fenomeno dell’infiammazione che si determina in presenza della mutazione di un particolare gene, coinvolge principalmente la zona del cervelletto che, come risaputo, è una struttura implicata, tra le altre funzioni, nel controllo del movimento e dell’equilibrio.

È a questo punto che a me, genitore anziano, è tornato in mente come, già anni addietro, il cervelletto sia stato oggetto di ricerche nell’ambito dell’autismo fino a determinare una Teoria Cerebellare da parte di uno scienziato americano (E. Courchesne) che svolse innovative ricerche, a livello cellulare e funzionale, sulle alterazioni del cervelletto e dei suoi collegamenti con le altre formazioni cerebrali dando così possibilità di ipotizzare percorsi terapeutici interamente di tipo biologico ma purtroppo, del tutto disattesi. Oggi la ricerca del Cimec, con tecnologie superiori e differenti finalità, può ritenersi come un’ideale continuazione di quel lavoro.

Con questo ricordo ne sono scaturiti tanti altri e quindi anche il confronto tra le situazioni delle famiglie a quei tempi e le attuali. Quelli erano anni durante i quali, in Italia, le tesi psicoanalitiche facevano dell’autismo un disturbo legato all’esperienza precoce e agli alterati primi rapporti tra madre e figlio. Questa diagnosi, assolutamente infausta, determinava in noi genitori una profonda frustrazione e, imponeva ai pochi che osavano opporsi a tali dogmatiche affermazioni, una disperata ricerca di tecnici con una differente visione del disturbo.

Con i limitatissimi mezzi di comunicazione a disposizione all’epoca, tra noi genitori venne a crearsi un intenso scambio di notizie concernenti i primi tentativi che si svolgevano all’estero di testare differenti approcci al disturbo che escludevano totalmente le ipotesi psichiatriche. Tali rapporti si formalizzarono poi nel costituire, nel 1985, la prima associazione italiana di genitori con figli nello spettro.

Ebbene, con profonda amarezza, devo costatare che tutto quel frenetico impegno prodigato per anni è attualmente del tutto assente nei genitori facendo sì che nel nostro Paese l’intervento nel disturbo autistico assuma delle forme definibili solo come paradossali.

Infatti, ormai da anni si costata che nell’ambito dell’autismo, i neuropsichiatri dinanzi all’esigenza di adottare interventi di tipo biologico, sono indotti ad applicare protocolli che fanno riferimento ai più svariati settori della salute come: gastroenterologia, endocrinologia, pediatria, dietologia, neurofisiologia e via dicendo. Pertanto, noi, oggi, vediamo questi psichiatri trasformarsi in tecnici di tutt’altro settore medico e, dinanzi a una simile trasformazione i genitori restano impassibili ad assistere a questo scambio di ruoli in quanto a nessuno di essi, tranne pochissimi, viene in mente che forse sarebbe più logico consultare i diretti esperti di questi singoli campi della scienza medica.

Eppure, se i genitori fossero più informati avrebbero potuto notare alcune evidenti incongruenze.

a) Nel 2013, nel manuale mondiale della Psichiatria (DSM5) si dichiarava che l’autismo era definitivamente ascrivibile a un disturbo del neurosviluppo, e, pertanto facilmente se ne deduceva che le problematiche psichiatriche passavano in secondo ordine. Dopo dodici anni nulla è cambiato: i tecnici rimangono gli stessi e le proposte terapeutiche indirizzate, se non a curare, almeno a determinare un miglioramento, rimangono le medesime di tanti anni fa con i medesimi fallimenti.

b) Un vanto italiano della neurofisiologia, il prof. Giacomo Rizzolatti, scopritore dei neuroni specchio, ha dichiarato di aver svolto delle ricerche che hanno portato alla conclusione che il disturbo autistico è, in definitiva, un disordine dell’organizzazione neuronale dell’attività motoria. Attualmente, le palestre che accolgono ragazzi autistici crescono come i funghi in conseguenza dell’evidente cambiamento che, quando possibile, lo sport determina. Che a questo avvenimento, sotto gli occhi di tutti, si voglia dare un’interpretazione scientifica e corretta da cui poi trarne gli opportuni sviluppi clinici, non se ne parla proprio.

c) Nel manuale mondiale della Psichiatria (DSM5) su citato, si fa notare come nel disturbo siano presenti problemi sensoriali. Le ricerche neurofisiologiche si susseguono e tutte confermano l’assunto corretto dell’osservazione, ma nessuno pensa a una traslazione delle nuove scoperte inerenti il disturbo dai centri di ricerca al pratico intervento con opportune indicazioni.

d) Da anni oramai, si susseguono articoli, ampiamente riconosciuti, anche sulle alterazioni cerebrali determinate dalle più differenti cause che possono comportare tratti autistici; prova ne è l’articolo citato all’inizio. Eppure, i genitori, anche forse indirizzati da Linee Guida che tutto sono tranne una guida per affrontare il disturbo, continuano a rivolgersi alla neuropsichiatria che ha come suo fondamentale dominio di studio la psiche, la quale, come dimostrato e accettato da anni, non ha rapporto con le difficoltà del disturbo autistico.

Mi fermo e, chiedendo scusa della mia prolissità, termino dicendo che purtroppo ritengo che occorreranno ancora molti anni (decenni) a che la verità nel disturbo autistico possa essere accolta.

La saluto cordialmente

Sorrento, marzo 2025.                                                                       Sergio Martone

1 commento a Autismo tra passato,presente e…..

  • Patrizia Cadei

    Grazie Sergio, preciso, chiaro e convincente come sempre.
    Patrizia

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